C'è chi dice sì al vangelo della gioia. Intervista a Laura Bigelli, insegnante.

Laura Bigelli, 54 anni, insegnante di Religione Cattolica all’I. C. Marchetti di Senigallia. Da 2 anni in distacco presso il MIUR in quanto eletta al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione dove presiede la Commissione Istruzione e Formazione. Sposata da 31 anni con Luciano, due figli, Caterina e Marco.

Secondo Laura, vocazione è “la vita che diventa cosciente di se poiché diventa cosciente del suo destino e del compito che deve realizzare per arrivare al suo destino” (Von Balthasar ).

Così, ci siamo fatti raccontare da lei come, nel cammino di donna, moglie e madre, il lavoro è divenuto strada di santità quotidiana.

Se penso al mio cammino di donna e di persona, non posso che avere uno sguardo unitario in quanto madre, moglie, insegnante, cristiana. Sicuramente quello che sono oggi è il frutto prima di tutto dell’educazione che ho ricevuto in famiglia e del cammino all’interno della Chiesa grazie all’incontro con il Movimento di Comunione e Liberazione.

Nel mio approccio con la realtà una mia caratteristica è di non stare al balcone, ma di coinvolgermi in ogni situazione che mi si presenta.

Uscendo dall’Università tanti erano i sogni, i desideri, le idee. Con alcune amiche di studio abbiamo pensato di fondare un Centro di consulenza pedagogico (progetto sicuramente innovativo nel 1986) ma la realtà si è fatta evidente e per realtà intendo ciò che don Giussani ci dice nel testo “Il Senso Religioso” e cioè “un segno interpretando il quale la coscienza dell’uomo capisce l’esistenza del Mistero”. A settembre del 1986 infatti mi è arrivata una telefonata da parte del Direttore dell’Ufficio Scuola della Diocesi che mi chiedeva se ero interessata ad insegnare religione nella Scuola Elementare (ora Primaria). Tra questa proposta ed il progetto maturato nelle aule universitarie ha prevalso la scelta di avventurarmi nel mondo dell’insegnamento, strada che non ho più abbandonato. In tutti questi anni il mio approccio con il lavoro non è cambiato rispetto alla modalità iniziale. L’andare a scuola non ha rappresentato solo una fonte di sostentamento per la famiglia ma la modalità attraverso la quale si realizza la mia vocazione, intesa come il disegno totale che Dio ha sulla mia vita. Nel mio lavoro ho sempre dato grande importanza ai ragazzi, alle loro famiglie così come ai colleghi e a tutto ciò che è coinvolto con il mondo della scuola. Questo approccio, dal punto di vista umano, mi ha arricchito in modo esponenziale. Sicuramente ci sono stati e ci saranno momenti di fatica, di crisi e di dolore. Sono momenti e situazioni che creano smarrimento ma anche occasioni che fanno emergere grandi domande e che portano a chiedere dove poggia il mio cuore, la mia testa, le mie certezze: sulla sabbia o sulla roccia. La risposta a queste domande per me arriva da una amicizia vera, da volti precisi che mi aiutano ad andare al fondo di questo dolore, di questo disagio, di questa fatica. E questi volti sono il volto della Chiesa.